La Storia di Palazzo Bandini Piccolomini
Nel pieno centro storico di Siena, a pochi passi da Piazza del Campo e dalla centralissima via Banchi di Sopra, si trova Palazzo Bandini Piccolomini, uno degli edifici più significativi del tessuto urbano cittadino. Il palazzo si colloca lungo il margine edificato che fa da cornice alla Valle di Follonica, un’area verde urbana racchiusa dalle mura quattrocentesche volute da Papa Pio II (Enea Silvio Piccolomini).
La sua posizione è particolare: pur essendo nel cuore della città, il prospetto posteriore si apre con ampiezza verso l’esterno, offrendo una vista rara e suggestiva sulla campagna senese. È un esempio emblematico di come, a Siena, il patrimonio architettonico si intrecci con il paesaggio, creando scorci di grande valore.
Palazzo Bandini Piccolomini è un edificio antico e vincolato, come gran parte delle architetture del centro storico senese, oggi riconosciuto come patrimonio culturale dall’UNESCO. La costruzione risale con ogni probabilità alla seconda metà del Quattrocento, anche se mancano documenti certi sull’ideazione originaria. Nel tempo, il palazzo ha subito diversi rimaneggiamenti, soprattutto nell’organizzazione degli spazi interni.
Alcuni ambienti conservano ancora elementi di pregio: pavimentazioni in cotto, e decorazioni pittoriche su pareti e soffitti riferibili soprattutto alla metà dell’Ottocento, con ulteriori interventi risalenti ai primi decenni del Novecento. La paternità del progetto resta un tema affascinante e tuttora discusso dagli studiosi. In passato sono stati proposti nomi importanti dell’architettura rinascimentale senese, tra cui Francesco di Giorgio Martini e Antonio Federighi. Alcune interpretazioni hanno visto affinità con l’opera di Francesco di Giorgio, anche per analogie decorative con il Palazzo Ducale di Urbino, dove l’artista lavorò dal 1472. Altri studiosi hanno invece avvicinato il palazzo allo stile del Federighi, noto per interventi come la Loggia Piccolomini e la Loggia della Mercanzia.
Anche la datazione è oggetto di dibattito: tra le ipotesi proposte compare quella di un edificio realizzato intorno al 1465. Dal punto di vista architettonico, Palazzo Bandini Piccolomini è un raffinato esempio di Rinascimento, costruito in laterizi e pietra serena, riconoscibile per l’equilibrio delle proporzioni e per una sobria bicromia.
La facciata principale, semplice e “classica”, è organizzata su due registri: in basso spicca il portale, affiancato da strette finestre rettangolari; in alto si aprono cinque ampie finestre, coronate da timpani.
Tra gli elementi più caratteristici si distinguono il fregio sopra il portale, con motivi decorativi di grande finezza (racemi stilizzati, delfini e figure allegoriche), e le ghirlande intrecciate con nastri presenti sui frontoni delle finestre.
Nel timpano del portale è visibile anche lo stemma della casata, segno della storia e della rappresentanza legate all’edificio. Il fronte posteriore, invece, rivolto verso la Valle di Follonica, è più essenziale e privo di decorazioni: una grande superficie intonacata interrotta dalle finestre, che acquista una particolare forza visiva nelle vedute a distanza. Il palazzo è di proprietà dell’Università di Siena dal 1972. Negli anni successivi è stato oggetto di un importante intervento di recupero e rifunzionalizzazione (1973–1976), durante il quale la proprietà è stata ridefinita: alla palazzina originaria Piccolomini si è aggiunta una porzione di edificio annessa. Il progetto ha previsto un intervento articolato con la ristrutturazione integrale dei due livelli sottostrada e del sottotetto e il risanamento conservativo del piano terra, del primo piano e delle facciate.
Un elemento distintivo di quell’intervento è l’utilizzo di carpenteria metallica “a vista”, una scelta allora innovativa, adottata per consolidare la struttura muraria e garantire flessibilità d’uso. La struttura metallica è stata mantenuta leggibile e riconoscibile, con un approccio che ha cercato di rispettare l’architettura storica e allo stesso tempo renderla funzionale alle nuove esigenze.
Nel suo assetto attuale, il palazzo si sviluppa su cinque livelli, di cui due seminterrati rispetto a via Sallustio Bandini, ma in parte a quota terreno verso il vicolo sottostante. L’ingresso principale avviene da un ampio atrio al piano terra, dal quale si diramano più corpi scala. Le destinazioni d’uso, nel tempo, hanno ospitato funzioni universitarie rilevanti: l’intervento degli anni Settanta permise di ricavare, tra l’altro, la sede del Centro di Calcolo elettronico e alcuni locali di servizio nei piani sottostrada e nel sottotetto, mentre i piani originariamente abitati accoglievano la sede delle Segreterie Studenti.


